Il raglio dell’asino.

Giovedì, 05 Ottobre 2017
  • Agli italiani non frega niente dei partiti, anzi li vorrebbero asfaltare, crollati al 16% di gradimento. Però … però … i sindacati confederali passati dal 48% al 30% stanno peggio, parola di Ipsos!, almeno a sentire Luca Comodo, responsabile della sezione politico-sociale della stessa società.
    Il giorno prima, per spiegare ai lettori uno dei però, Luigi Di Maio, ormai incoronato in rete líder maximo del Movimento Cinque Stelle aveva dichiarato di essere disposto, lui sì, a riformare i sindacati se non avessero provveduto da soli!
    Non fosse stata un’innocente coincidenza, questa occorsa alla coppia Di Maio-Comodo, l’abbinamento non può essere interpretato, stia comodo, signor di maio!, si sarebbe subito pensato a un meccanismo perverso, per cui il deputato pentastellato, imbeccato qualche giorno prima dalla stessa Ipsos, aveva affondato il coltello in pieno petto ai sindacati, proprio per evitare che alcuni dei punti nodali della trattativa con l’attuale Governo, leggasi adeguamento delle pensioni, rinnovo del contratto del pubblico impiego, possano consentire alla Uil, alla Cgil e alla Cisl di sostituire, proprio il M5S, non solo nell’immaginario collettivo, anche nella fiducia delle istanze più disagiate, giovani, disoccupati, pensionati e dello stesso ceto medio in Italia. Del pericolo di squagliamento del partito, il comico, Beppe Grillo, è avvertito. Nella stessa Capitale si consuma il dramma dei 5 Stelle, dove la sindaca, tra innumerevoli scivoloni, ha rimediato l’avviso di garanzia, che, a termine di regolamento interno, la costringerebbero alle dimissioni, se non ci fosse la volontà dei vertici, leggasi Grillo, Di Maio e Casaleggio di modificare, a seconda dei bisogni del momento, il dettato normativo.
    Infatti, il crollo, dichiarato dalla Ipsos, non riguarda i sindacati confederali in Italia, le domande dell’inchiesta, così come formulate, e sottoposte agli intervistati, sono genericamente formulate, comprendendo la miriade di sindacati autonomi e gli ordini professionali, di non sempre reale tutela delle categorie rappresentate. La sfiducia del campione interpellato, davvero esiguo, base mille, sarebbe rivolta alla frammentazione e alla scadente professionalità di figure d’improbabili sindacalisti.
    Di questo non solo è perfettamente avvertito Di Maio, ma la sua è una missione disperata, considerata la fuga precipitosa di Grillo, chiamatosi fuori dalla mischia politica, proprio nel momento in cui il Movimento arretrando, rischia il tracollo! Chi, se non noti manager e le solite società ai margini della politica, di fatto stampelle dei partiti in ascesa verso traguardi di potere, possono dare una mano? Che cosa di meglio, se non manipolare qualche inchiesta, nel tentativo di nascondere i buchi, le falle dell’unico partito, fino a un anno fa, in controtendenza, ovvero in crescita? Ma se il massiccio consenso fosse, com’è stato, un voto di protesta, essendo iniziato il deflusso, bisognerà salvare l’essenziale, insomma una rappresentanza, seppure a una cifra, pur di continuare a esistere. Dal tentativo d’imitare il modello leghista, nasce questa e altre uscite di Di Maio, il quale va sempre più specializzandosi in un’arte rovinosa, rispetto alla quale hanno pagato pegno tutti i partiti, la sindrome dell’asino il quale si era convinto fosse possibile nascondere al mondo i raggi del sole con i suoi ragli!
    Del prodigioso recupero di popolarità dei sindacati confederali, da due anni a venire, sono testimonianza le stesse dichiarazioni del dirigente della Ipsos, Comodo, il quale sostiene la tesi, peraltro interpretativa dei dati dell’inchiesta, che il picco di maggiore caduta di Uil, Cgil e Cisl, è stato registrato nell’arco di gerenza del Governo Renzi, in effetti all’inizio del mandato del segretario del Partito Democratico. Possibile, con tutte le cautele del caso, peraltro espresse nell’ambito dell’articolo, ma insufficiente a spiegare la realtà attuale. Da quel momento a oggi sono passati più di due anni e il braccio di ferro tra il Governo e i Sindacati Confederali si è risolto in favore di quest’ultimi, giacché l’accordo per la rivalutazione delle pensioni, il ritiro dei voucher, il rinnovo di molti contratti nazionali, direttamente e indirettamente gestiti o influenzati dalla linea dura dell’allora leader, Matteo Renzi, hanno scardinato fin dalle fondamenta l’atteggiamento ostile della politica nei confronti delle rappresentanze sociali, riportando per primi Uil, Cgil e Cisl ai vertici, se non addirittura sopra la fatidica soglia del 48%, indicata da Ipsos o abilmente camuffata da Luigi Di Maio.
  • angelo mattone

 

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