LA SINISTRA E LA SATIRA - DI PIETRO SCHIRRU

"Nel corso della settimana ho ricevuto un’e-mail da un lettore "fedele" di questa nota settimanale che, maliziosamente, mi ha posto il quesito relativamente al fatto di dove sia andato a finire la satira cheper molto tempo aveva ispirato questa rubrica e, contemporaneamente, stimolato l'interesse di tanti lettori". Partono da una segnalazione di un lettore le riflessioni sulla sinistra e la satira che Pietro Schirru mette in parole in "Italiani brava gente", rubrica che tiene sul quotidiano italiano in Australia, La fiamma.
"Ho riflettuto a lungo su quel messaggio. Ho ricordato come era iniziata questa mia collaborazione con "La Fiamma", quando ancora la colonna non aveva questo titolo. Da "vecchio" cronista sportivo avevo puntualizzato satiricamente vari aspetti, italiani e australiani, nel corso delle Olimpiadi di Sydney del 2000. Era facile fare satira sull'assenza del tifo italiano a Melbourne quando si svolse la partita di calcio Italia-Australia nella fase preliminare del torneo di calcio. Facilissimo poi fare satira e spirito critico per le torpedini (piedi esagerati) di Ian Thorpe al quale si opponeva l'azzurro Rosolino che, in quanto a piedi, invece sta nella norma. Ci fu poi l'avvento di Berlusconi a governare l'Italia: un soggetto che si prestava ad una satira feroce per la persona, per quello che diceva, per la sua ricchezza, per la sua prosopopea, per la sua arroganza, per le sue centinaia di processi, per i continui proscioglimenti per trascorsi termini processuali, per le sue papere quando parlava senza il "dettato", per le sue decine di ville. Insomma, Berlusconi era un tesoro per la satira, nobile quando la faceva Gianpaolo Pansa (altri tempi) sull'Espresso e modesta come quella che buttavo giù io a beneficio dei lettori italiani de La Fiamma.
Adesso mi trovo davanti ad un cosiddetto governo di centro-sinistrra (badate bene alla lineetta di divisione tra i due termini, centro e sinistra) presieduto da Prodi, con i due vice Premier D'Alema e Rutelli. se dovessi accingermi a tentare un discorso satirico comincerei da Prodi, la quintessenza dell'anticomunicazione, per passare poi a D'Alema al quale mi lega una lunga militanza comunista, per finire a Rutelli con il quale mi divide tutto, sia politicamente che civilmente. Roba dell'altro mondo. È difficile per un uomo di sinistra, come giustamente ha osservato recentemente in un'intervista trasmessa da Rai International con Dario Fo che alla domanda se era capace di fare satira sulla sinistra, ha risposto con estrema sincerità che aveva dei dubbi in proposito. Non ho potuto fare a meno di apprezzare Dario Fo per la sua sincerità, perché, fatte le dovute distinzioni, questo problema capita anche a me.
La prima volta che incontrai Dario Fo fu negli anni cinquanta al Teatro Quattro Fontane di Roma. Allora, per andare al teatro facevo la fila nella speranza di entrare nel giro della claque, cioè quegli spettatori "obbligati" ad applaudire secondo quanto raccomandava il capo-claque, personaggi oscuri che condizionavano la nostra passione per il teatro. Riuscii ad entrare e, dopo varie esperienze pietose (applaudire quando tutti gli altri spettatori fischiavano) mi trovai davanti ad un teatro entusiasta; si trattava di uno spettacolo intitolato "Il dito nell'occhi" ed aveva come protagonisti, appunto, Dario Fo, Parenti e Durano. Un successone, applausi a non finire, capaci di confondere quelle della claque, comprese le mie che, finalmente, erano convinte e non di comodo. Il giorno dopo il quotidiano di Roma, Il Tempo, nella sua recensione prendeva a calci in faccia gli spettatori che avevano così entusiasticamente applaudito, affermando testualmente che i borghesi avevano applaudito chi astutamente li aveva messi alla berlina. Va capito quello che ha detto Dario Fo, riguardo la satira alla sinistra, io lo aggiungerò ai miei già tanti dubbi.
Lo scorso giugno a Roma per il congresso della UIM, ho avuto occasione di incontrare e abbracciare un ex collega (ex vale per me) del CGIE eletto ad aprile nel Parlamento. Dopo brevi amichevoli convenevoli, questo ex collega mi sussurra all'orecchio, probabilmente ricordando che sono nato a Roma: Mamma mia, Pietro, ma lo sai che a Roma, per un appartamentino vicino al Vaticano, devo pagare più di mille euro al mese? L'ho guardato con interesse perché per un momento ho creduto di non aver mai conosciuto questo ex collega. E allora, ho pensato, che devono fare tutte le persone che a Roma devono pagare la stessa cifra per far vivere in quattro mura moglie, marito e due/tre figli con un reddito che non supera i 1500 Euro mensili? Il parlamentare che lamentava la cifra, per lui, esorbitante ha fatto carriera in un Paese europeo come sindacalista e adesso a fronte di quel migliaio di Euro che deve pagare d'affitto, ne riceve 48 mila all'anno di diaria con un guadagno enorme rispetto a quanto deve sborsare. Non aggiungo di più al tentativo di fare della satira, Ma su certi argomenti, vi assicuro, ci tornerò quanto prima". (aise, 07.11.06)

da LA FIAMMA (AUSTRALIA)


Torna