PIETRO SCHIRRU COMMENTA IL RISULTATO ELETTORALE AUSTRALIANO

Sembra certo che quando nel mondo si è diffusa la notizia del risultato elettorale australiano di sabato scorso, quella piccolo manipolo di sopravvissuti dalla disfatta di Caporetto, hanno finalmente alzato la testa, contenti di essere stati superati per l’entità della sconfitta della coalizione liberale-nazionale guidata da John Howard. L’annientamento di chi baldanzosamente aveva comandato sia il suo partito che il Paese per undici anni e mezzo, non poteva essere peggiore con l’ormai quasi certa sconfitta anche del suo seggio elettorale in quel di Bennelong.
Ce ne saranno di commenti da adesso in poi. Saranno tanti a dire, pur di salire sul carro del vincitore, “lo sapevo... ne ero sicuro... Howard aveva fatto il suo tempo...”, e via dicendo. Una cosa è sicura: a perdere è stato soprattutto il Primo Ministro. A perderlo è stata l’arroganza del potere (vedi maggioranza anche al Senato) che gli ha consentito di far approvare dalla sua “pavida e succube” truppa leggi così impopolari e ingiuste che hanno consentito la partito laburista di far leva su quella parte dell’elettorato non allineata ideologicamente che giudicava superata e pericolosa la politica portata avanti dal Primo Ministro.
A rendere la situazione nel campo della ex coalizione di governo ancora peggiore, e’ naturalmente la “quasi certa” sconfitta di Howard nel suo seggio, soprattutto quando si considera che la sua opponente, la giornalista Maxine McKew cioè una candidata nuova alla politica e certamente non di un grande profilo pubblico.
Adesso l’opposizione sta cominciando a raccogliere i “cocci” sparsi nell’impervio cammino che li aspetta. Il successore, sempre in pectore, di John Howard, l’ex Tesoriere Peter Costello, non ha atteso più di ventiquattro ore per annunciare la sua rinuncia a candidarsi per la leadership degli sconfitti. Difficile sorprendersi per questa decisione. Dopo aver smaniato per una decina d’anni aspettando dimissioni annunciate e mai contrettizate e, diventare quindi, Primo Ministro, è difficile pensare che si sarebbe sottomesso a fare da tappabuchi, lui stesso compromesso e responsabile della politica del suo capo. Si aprono le porte di Malcolm Turnbull, uno dei pochi parlamentari ad uscire se non rafforzato dal voto almeno non mortificato da un consistente swing. Altri papabili si dice possano essere Tony Abbot (dio ce ne scampi e liberi), e Brendan Nelson. L’ex ministro degli esteri Downer nicchia e si dice che vi stia pensando. Se appena appena si capisce come vadano le cose in campo liberale, mi sa tanto che anche Downer sara’ uno che si defila. Comunque vada si tratterà sempre di personaggi politici modesti, privi - forse ad eccezione di Turnbull - di quel minimo di carisma necessario per contrastare e controbattere in Parlamento Kevin Rudd. Comunque anche quest’ultimo avrà il suo daffare con la compagine ministeriale che dovrà quanto prima allestire. Poca l’esperienza di governo dei probabili nuovi ministri e questo può essere il primo problema che dovrà cercare di risolvere Kevin Rudd, lui stesso privo di esperienza governativa.
Comunque, lasciamo che Kevin Rudd e il partito laburista godano di questo momento di gloria. Il Primo Ministro eletto ha fatto un’ottima campagna elettorale. E’ piaciuto a tanti australiani di nascita e ai tanti (da lui, vivaddio ricordati nel suo discorso dopo la vittoria) che sono cittadini asutraliani naturalizzati. Compiacimento per Rudd, che generoso con gli sconfitti, non abbia piantato subito la sua bandiera sulle residenze ufficiali del Lodge a Canberra e di Kirribilli a Sydney. John Howard e la sua famiglia avranno tutto il tempo che vogliono - ha assicurato Kevin Rudd - per la necessaria transazione. Una cosa ci e’ piaciuta di Rudd che ha subito precisato che a suo tempo la sua residenza sarà quella del Lodge nella capitale, come si conviene ad un Primo Ministro australiano.
Concludo con un auspicio. In una democrazia ad un buon governo è necessaria una opposizione forte e organizzata. Quindi che si affrettino i liberali e i nazionali a riordinare le file, può essere un vantaggio anche per Kevin Rudd che dovrà evitare di pensare che la grande maggioranza che lo conforta in Parlamento, gli consenta di ripetere gli errori di John Howard.

(pschirru@zip.com.au)

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