NOSTALGIA DELLA BEFANA
Ma c’è chi alla Befana non ha mai creduto


SYDNEY - Ricordate il vecchio adagio italiano “e l’Epifania tutte le feste se le porta via”?. Facciamo finta che valga anche per noi in Australia, anche se qui la “vecchia” Befana la ricordiamo solo noi emigrati di prima generazione. Per tutti gli altri australiani, compresi i nostri figli e nipoti, il 6 gennaio non ha nessun significato.

Peccato. Peccato davvero, perché per i bambini le emozioni per l’attesa del mattino del 6 gennaio (regali o carbone?) sono state esperienze indimenticabili, persino quando raggiunta l’età scolare c’era sempre qualcuno più smaliziato che ti metteva qualche dubbio sulla identità della “vecchina a cavallo della scopa” e ridacchiando te la buttava lì che la Befana, in effetti, erano i tuoi genitori. Persino allora, con quella perplessità che ti si infilava nella mente, quando la sera del 5 gennaio andavi a letto, restavi nel buio con gli occhi spalancati e attento a tutti i “rumori” di una casa addormentata nella speranza di vedere-sentire la Befana che scendeva dal camino con la sacca dei regali. Bei tempi, quelli, quando si avevano ancora speranze, sogni e illusioni.



Penso che la passione per i libri è cominciata per me proprio a causa di un regalo per la Befana quando avevo sette-otto anni. Quel mattino, in cucina, oltre ad un trenino di latta che, penso, non durò più di qualche ora, complice un martello, trovai anche un libro. Aveva la copertina di cartone che raffigurava uno scorcio di una piazza di una qualsiasi città o paese. Era intitolato “I ragazzi della Via Pal” e l’autore (ma questo lo imparai dopo) era un ungherese, Ferenc Molnar. Non so quante volte lessi la vicenda dei ragazzi della Via Pal con la dolorosa, commovente, struggente conclusione: la morte di un ragazzino al termine di uno scontro tra due bande che si contendevano una inutile supremazia sulla strada del paese.

Quel libro ha costituito il primo delle tante migliaia che ancora mi accompagnano nelle mie peregrinazioni e che allontanano sempre di più il desiderio di un qualsiasi trasloco.

E adesso che cosa mi tocca leggere! Mi tocca leggere che il progresso tecnologico ci sta conducendo verso un mondo senza libri. Non è mica uno scherzo, amici miei. E il responsabile di questa prospettiva che per me è un vero e proprio abominio, sarebbe Google, cioè un cosiddetto “motore di ricerca per internet” nel quale i proprietari di Google hanno intenzione di introdurre tutti i libri dell’universo. E hanno già cominciato “scannerizzando” le decine di milioni di libri delle biblioteche di New York, Harvard, Stanford, Oxford e della Michigan University. E pensare che questo atto delinquenziale (parlo sempre per me, che amo i libri fisicamente veri) sta arricchendo in misura esponenziale i due studenti, Larry Page e Sergey Brin, che nel 1998 fondarono la società, appunto Google, che oggi ha un valore di mercato di oltre 130 miliardi di dollari americani)

Ricordate la Biblioteca di Alessandria: una delle sette meraviglie del mondo? Nel futuro, se ancora si proporranno le meraviglie del mondo, quando si parlerà della sapienza del sapere, non ci saranno più biblioteche e libri ma avremo davanti a noi un personal computer con il collegamento Google aperto su un universo virtuale. Che volete che vi dica, anche in questo caso rimpiango i bei tempi quando si avevano ancora speranze, sogni, illusioni e aggiungo libri.



Mi è capitato di leggere la scorsa settimana su un giornale italiano l’autodenuncia pubblica in diretta tv di Randy Cunningham, deputato repubblicano della California implicato in una vicenda di corruzione (ha intascato tangenti pari a due milioni di euro). Cunningham ha dichiarato testualmente: “La verità è che ho violato la legge e ho disonorato il Parlamento. Per questo perderò la libertà, la mia reputazione e la fiducia della mia famiglia”. Nel tentativo di ottenere uno sconto sulla lunga pena detentiva che lo aspetta ha singhiozzato mentre ha detto di essere un fallito e un criminale. Una cosa è certa: l’ex parlamentare americano verrà condannato e direttamente dal Tribunale verrà tradotto in un carcere dello Stato, senza attendere chissà quanti appelli e rinvii come invece accade sempre in Italia quando qualche “grande” personalità politica, della finanza, dell’industria viene preso con le mani nel sacco di collusione mafiosa, di corruzione, di associazione a delinquere e via dicendo. Ma ve lo immaginate in Italia un Cagnotti (leggi Cirio), un Tanzi (leggi Parmalat), un Fiorani e la sua banda (leggi Banca di Lodi), un Fazio (leggi, Banca d’Italia), un Consorte (leggi Unipol), un Billè (leggi Confcommercio), tanto per restare agli ultimi casi, che va in televisione e si autodenunci come ha fatto il deputato californiano? Ma neanche per sogno.

I personaggi che si sono illecitamente arricchiti alle spalle dei cittadini che avevano riposto fiducia nelle loro istituzioni o nelle loro aziende, passata la bufera del momento, ce li ritroveremo sempre più belli, più ricchi e più liberi perché, cari lettori, loro non hanno mai creduto alla Befana e dei sogni, delle speranze e delle illusioni se ne fregano e in quanto ai libri l’unica preoccupazione è quella che la Guardia di Finanza non trovi quelli contabili taroccati e truccati.

Pietro Schirru

11 -01-2006


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