IRONIA E INDIGNAZIONE NELLA RISPOSTA DI FABIO PORTA (COORDINATORE L’UNIONE SAN PAOLO) ALL’EDITORIALE DEL “CORRIERE DELLA SERA” DI OGGI, 26 MARZO 2007

Caro Sergio Romano,

è probabile che il Presidente del Consiglio abbia letto stamane il tuo editoriale, che lo chiamava in causa direttamente a proposito del suo viaggio in Brasile.
Una cosa peró è certa: non ha ascoltato il tuo invito, anzi il tuo consiglio a “snobbare” la grandissima comunitá italiana qui residente (a proposito, 31 milioni - secondo l’ultima ricerca Caritas - non 18 milioni, come scrivi sul “Corriere”).
E non mi riferisco all’incontro di stasera con la nostra collettivitá, dove quella che tu gentilmente definisci “la retorica dell’emigrazione” forse avrá un inevitabile spazio, ma ai discorsi tenuti stamane presso la sede della FIESP (la Confindustria brasiliana) dallo stesso Prodi e dal ‘padrone di casa’, il Presidente della FIESP Paulo Skaf.
Perché, caro Romano, si dá il caso che il 65% delle imprese di San Paolo siano guidate da nostri discendenti, spesso in possesso di cittadinanza italiana, e che - solo per fare un esempio attuale - quasi tutta la materia prima e la tecnologia del biocombustibile (quello per il quale il Presidente Bush si è precipitato la scorsa settimana qui a San Paolo) sia in mano a industriali italo-brasiliani.
E allora? Perché consigliare Prodi a “non occuparsi di queste cose” e a “chiudere rapidamente il capitolo retorico dell’emigrazione” invece di capire - come ha enfatizzato giustamente il Presidente degli industriali brasiliani - che la enorme e spesso maggioritaria presenza della popolazione di origine italiana in Brasile costituisca uno straordinario elemento di rafforzamento e sviluppo delle nostre relazioni bilaterali con questo e con tutti i Paesi del Mercosud?
Forse a monte di tutto questo, caro Romano, esiste un atteggiamento tipico di certa intellettualità italiana, ancora presente (ma meno di qualche anno fa) in certi ambienti della nostra diplomazia all’estero.
Se non si taglia alla radice questo pregiudizio culturale, rispetto al quale avevo giá criticato nel corso dell’ultima campagna elettorale un tuo reportage dove gli italiani in Sudamerica venivamo definiti in maniera a dir poco ‘macchiettistica’, non chiuderemo mai - come tu vorresti - quel capitolo retorico sull’emigrazione che, ahimé, editoriali come il tuo di oggi non faranno che perpetuare all’infinito.
Questo, per nostra fortuna lo ha ben capito il caro Romano (Prodi, questa volta, non Sergio)

Con stima,

Fabio PORTA
Coordinatore L’UNIONE di San Paolo (Brasile)

INFORM - N. 61 - 27 marzo 2007

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L’EDITORIALE DI SERGIO ROMANO SUL CORRIERE DELLA SERA E LA RISPOSTA DI FABIO PORTA


”Durante il suo viaggio in Brasile - queste le parole di Sergio Romano - il presidente del Consiglio renderà certamente omaggio nei suoi discorsi ai molti italo-brasiliani (almeno 18 milioni, secondo alcune stime) che hanno contribuito a creare questo straordinario Paese. Spero che non esageri e passi rapidamente ad occuparsi di altre cose. Per la società che li ha accolti i nostri vecchi concittadini non sono italo-brasiliani. Sono brasiliani d’origine italiana e soprattutto, la prova vivente, fra altre, che nelle città e nelle campagne del Brasile la parola crogiolo (il melting pot degli Stati Uniti) non è una espressione vuota. Non appena mette piede su questa terra il visitatore straniero è colpito dalla naturalezza con cui i brasiliani vivono nella loro pelle. A dispetto delle molte origini non hanno né rimpianti né nostalgie. Sono una nazione, sono fieri del loro Paese, sono convinti di avere di fronte a sé un grande futuro. Quanto più rapidamente il presidente del Consiglio chiuderà il capitolo retorico dell’emigrazione e affronterà problemi di comune interesse, tanto più gioverà ai rapporti italo-brasiliani e alla politica estera italiana”.


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