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LA FIAMMA (AUSTRALIA)/ LA POLITICA ESTERA AUSTRALIANA -
DI PIETRO SCHIRRU
"L'Australia è davvero un bel Paese e Sydney può vantare
il titolo di città più attraente dell'intero continente.
Ne ha tutte le ragioni. Da che parte cominciamo: oltre quattro miloni
di abitanti; una baia che pentra nell'abitato per chilometri e chilometri
di coste; un'estate che dura sei mesi; un numero straordinario di turisti
incantati del "lucky country", con tanti giovani italiani che
arrivano con un visto turistico, si guardano attorno e poi, ingenuamente,
ti chiedono: come posso fare per restare qui, per avere un visto di residenza?
Ma è proprio così? Vediamo l'Australia e Sydney sotto una
diversa prospettiva. Una settimana maledetta a Sydney e dintorni a causa
della visita per oltre una settimana del vice presidente americano Dick
Cheney che ha messo in tilt il traffico cittadino poiché, ogni
volta che si è mosso per quei cosiddetti impegni istituzionali,
ha provocato ingorghi senza soluzione di continuità a causa dei
molti quartieri bloccati per ore, onde consentire al lunghissimo corteo
di macchine per "l'accompagnamento" (neanche fosse un funerale)
costituito da agenti della CIA, dell'FBI e della polizia federale e statale
australiana. Otto giorni di incubo, costellati da proteste che hanno provocato
l'arresto di decine di dimostranti, "bastonati e malmenati a dovere"
prima di essere portati in gattabuia". La politica estera australiana
e l’apparente sudditanza verso gli Stati Uniti non piacciono a Pietro
Schirru che commenta la recente visita di Dick Cheney nel paese su "Italiani,
brava gente", rubrica che tiene sui quotidiani "La fiamma"
di Sydney e "Il Globo" di Melbourne.
"Il bello è che Dick Cheney, come un vero e proprio padrone
di casa, ha chiesto e ha ottenuto un aumento dell'impegno australiano
in Afganistan. E conta poco che l'aumento consiste solo in una settantina
di uomini in più. È il principio che fa a cazzotti e rimette
in discussione l'indipendenza dell'Australia nei confronti degli Stati
Uniti. Duole vedere una meschina, pedissequa acquiescenza del Primo Ministro
John Howard che scodinzola impazzito ogni qualvolta può dire con
"soddisfazione" che ha parlato con l'"amico" Bush
per telefono o che, appunto, come in questi giorni è stato "onorato"
dalla visita del numero due americano.
Ma, finora abbiamo parlato solo della coreografia della visita (indesiderata,
nota personale) del vice presidente americano. Nella sostanza vi era un
solo problema da sottoporre all'attenzione di Cheney, quello cioè
relativo ad un cittadino australiano, David Hicks, da cinque anni detenuto
nell'infame carcere di Guantanamo Bay, in condizioni disumane e come dimostrato
da prove ottenute dagli avvocati dell'australiano, torturato e sottoposto
a condizioni di vita che sono una vera e propria offesa ai diritti civili
per un giusto processo. La vicenda di David Hicks è quella di un
giovane che, convertitosi all'Islamismo, decide di abbracciare la politica
dei Talebani e se ne va in Afganistan, dove viene catturato dagli americani
in un campo di addestramento dei Talebani. Inutili tutti i suoi appelli
di innocenza. Le accuse nei suoi confronti si accumulano, fino al punto
che manca poco che lo accusino di essere l'unico superstite dell'attacco
terroristico delle Torri gemelle l'undici settembre del 2001. Non esistono
prove di coinvolgimento di David Hicks, catturato quando aveva 25 anni
ed ora trentunenne, è sempre in attesa di un processo al di la
di venire.
Il collegio di difesa del presunto terrorista David Hicks, lunedì
ha deciso di portare in giudizio il governo australiano pressa la Corte
Federale Australia (equivalente della Corte Costituzionale italiana) per
non aver protetto un suo cittadino chiedendo e pretendendo un giusto processo
per l'australiano.
La denuncia è nei confronti del governo, dell'Attorney General
(equivalente del Procuratore Generale) e del ministro degli Affari Esteri,
Alexander Downer e si ripromette di chiedere la liberazione di Hicks dallo
stato di detenzione.
Uno degli avvocati di David Hicks, David McLeod, ha ricordato che il governo
britannico è stato capace di assicurare il rilascio dei cittadini
britannici detenuti a Guantanamo Bay, sulla base del diritto di controllo
dei propri cittadini.
Ma, probabilmente, gli accordi militari dell'Australia con gli Stati Uniti
fanno il paio di quelli degli Stati Uniti con l'Italia. Ricordate il caso
del disastro di una funivia il cui cavo era stato reciso da un aereo statunitense
in "esercitazione" (si per dire) nell'area di Aviano, con la
morte di oltre venti persone? Che successe allora? L'Italia chiese di
poter processare i due piloti del jet e gli Stati Uniti risposero con
una sonora pernacchia, che in parole povere significava che l'Italia non
aveva nessun diritto nei confronti dei cittadini/militari americani colpevoli
di un crimine nel nostro territorio. Amen.
In attesa di sapere il pronunciamento della Corte Federale Australiana,
registriamo che al termine della visita di Dick Cheney, il Primo Ministro
John Howard, ha affermato che l'Australia è pronta a incarcerare
David Hicks in Australia ma solo dopo che sarà riconosciuto colpevole
da un tribunale militare degli Stati Uniti. Mi chiedo se per "ospitare"
David Hick, John Howard ha in mente di organizzare un altro Guantanamo
Bay in Australia, memore delle esperienze australiane nella detenzione.
Per saperne qualcosa si dovrebbe poter chiedere alla memoria dei primi
"ospiti" della first fleet e poi della seconda, della terza
e via di seguito, colpevoli a volte solo per aver rubato una mela o per
non aver pagato un debito di uno scellino. Se non è sufficiente
verificare la situazione con gli Aborigeni che ancora oggi in numero stranamente
alto muoiono in prigione, magari dopo essere stati arrestati in stato
di ubriachezza". (aise, 26.02.07)
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