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GLI IMMIGRATI CHE VENIVANO DALL’ITALIA DEL SUD
[..]Nel secondo dopoguerra nelle zone altoatesine ci fu un massiccio arrivo di italofoni immigrati dalle zone più depresse del paese, attirati dalle sovvenzioni e dall’industrializzazione. Così nel recente romanzo “EVA DORME” di Francesca Melandri viene descritto l’arrivo degli italiani: “Erano soprattutto uomini. Peter non la sapeva, ma erano uguali a quelli che negli stessi anni arrivavano anche a Torino, a Liegi, a Dusseldorf. Avevano coppole in testa, giacche a quadretti, scatole di cartone legate con lo spago, qualche rara valigia di cuoio. Ogni tanto arrivava anche una donna, tra i venti e i trent’anni, raramente più vecchia, dai capelli folti e neri. Scendeva sola dal treno oppure con tre, quattro figli, ma ad aspettarla c’era sempre un uomo con la faccia uguale a quelli che erano arrivati da soli ma un po’ meno scavata, un po’ meno ansiosa, un po’ più sicura di sé; la faccia di uno che il lavoro ce l’ha, e ora può assumersi il peso e la dignità di fare il capofamiglia. Prima della partenza, agli immigrati che venivano dall’Italia del Sud nessuno aveva spiegato in che posto stessero andando. A nessuno, negli uffici del lavoro di Enna, Matera o Crotone, lì dove le industrie bolazanine attingevano forza lavoro, era mai venuto in mente di informarli che stavano per trasferirsi tra gente che parlava tedesco e non mangiava gli spaghetti e neanche la polenta, che in fondo è ancora un cibo italiano, bensì cose che si chiamavano Knodel, Schlutzkrapfen, Spatzlan. Era sempre Italia, no? Questo era tutto ciò che a un migrante serviva sapere[..].
(Dal
Romanzo “ Eva Dorme” di Francesca Melandri) |