MANAGER ITALIANI DI SUCCESSO NEL MONDO

Coraggio, adattabilità, flessibilità, intelligenza. Sono queste le caratteristiche che i manager italiani devono possedere per avere successo. A sostenerlo in un’intervista rilasciata a Style, mensile del Corriere della Sera, sono quattro italiani, quasi sconosciuti in patria, a capo di grande aziende o multinazionali con fatturati milionari. Dieci anni fa hanno preferito i Paesi Asiatici ed il Brasile, rispetto all’ambitissima e prestigiosa America ed oggi, in piena crisi economica vedono crescere il bilancio delle aziende che amministrano. Riportiamo un estratto della loro intervista a Style.

Tarek A. Robbiati ha deciso di lasciare l’Italia nel 1995 << con grande rammarico e nostalgia>>. Da lì ha iniziato una carriera molto apprezzata a livello internazionale, prima a Londra presso la banca d’affari Lehaman Brothers, poi nel gruppo delle telecomunicazioni Orange. Ora lavora per il gigante della telefonia australiano Telestra e fa base ad Hong Kong. Che opinione hanno gli australiani e asiatici dei manager italiani? La maggior parte della gente ha un’ottima immagine di noi. Abbiamo amici ovunque e ci facciamo apprezzare anche per i risultati economici. E poi, lo sa che nel mondo ci sono 160 milioni di persone che parlano o hanno origini italiane?

Mario Salvatori, 44 anni, è vicepresidente per l’Asia e l Pacifico di Sara Lee., colosso americano che in patria vende prodotti alimentari, all’estero articoli per la casa e la persona. Dal 2006 vive a Kuala Lumpur, Malesia, dove ha sede il quartier generale asiatico della multinazionale. Come vengono visti i manager italiani? Gli asiatici sono bendisposti verso gli occidentale. Noi siamo ancora pochi, ma è solo questione di tempo. Abbiamo le caratteristiche giuste per ottenere risultati, perché sappiamo calarci nelle realtà locali. Un consiglio per i giovani? Sviluppare competenze specifiche, perché un europeo costa cinque volte un locale. E poi dare la massima disponibilità agli spostamenti: qualche anno in Asia, oggi vale oro.

Giorgio Girondi, fondatore della Ufi Filters deve la sua fortuna alla Cina. Oggi la sua società ha il 75 per cento dei dipendenti con il passaporto cinese e controlla il 14 per cento del mercato mondiale dei filtri a gasolio per automobile: 230 miliardi di fatturato, di cui quasi la metà nella Repubblica popolare Cinese. È Un vantaggio essere italiani in Cina? Sì, non hanno pregiudizi nei nostri confronti. Tanto per dirle: preferiscono la cucina italiana a quella francese. Guardi, un cinese e u italiano comunicano allo stesso modo, diversamente da un tedesco e un giapponese. I tedeschi e i giapponesi partono dal punto uno, poi passano al due, tre e così via. Cinesi e italiani partono a uno, vanno a dieci e tornano a cinque.

Luca Lindner, Presidente della America Latina per McCann, colosso americano con fatturato da 1.9 miliardi l’anno. E oggi dice <<ci vuole più coraggio a stare in Italia che vivere in Brasile>>. I segreti per avere successo in America Latina? Essere umili: il bocconiano che arriva dicendo <<< ghe pensi mi>>>, torna a casa con le pive nel sacco.

(Style mensile del Corriere della Sera, 27 agosto 2010)


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