40MILA ITALIANI ALL'ESTERO PER CURARSI: BOOM DEL TURISMO SANITARIO

CORRIERE DELLA SERA: ECCO I PAZIENTI SENZA FRONTIERE

«Sono i pazienti senza frontiere. Per curarsi i denti vanno in Romania o in Croazia, molti in Ungheria. Per i ritocchi estetici preferiscono la Tunisia. Se l'intervento è delicato, magari al cuore o alle articolazioni, la destinazione diventa più esotica: Thailandia, Costa Rica, India, Caraibi. E via così: medicina low cost e belle spiagge, strutture all'avanguardia e parcelle meno salate di quelle degli ospedali di casa. È il turismo medico, quello che spinge milioni di persone a mettersi in viaggio verso paesi che garantiscono cure di qualità a prezzi ridotti»

E' quanto riportato dal «Corriere della Sera» che sottoliena come siano «750mila cittadini Usa, 50mila britannici, 40 mila italiani» i malati «che scelgono ospedali lontano da casa» per curarsi. Le motivazioni principali sono tre: «il risparmio, il taglio dei tempi di attesa e gli ospedali di eccellenza». «Il fenomeno -scrive ancora il giornale- esiste già da qualche anno ma è solo adesso che si avvia a diventare di massa. Merito soprattutto degli americani: un esercito di pazienti orfani di un sistema sanitario pubblico e sempre più in difficoltà di fronte ai costi delle assicurazioni private (45 milioni di loro hanno rinunciato ad averne una) pronto a prendere il largo per difendere la propria salute. Secondo una ricerca della società di consulenza Deloitte, il numero di cittadini Usa che si sottopongono a cure mediche all'estero (750 mila lo scorso anno) è destinato a raggiungere i sei milioni entro il 2010 e i 10 milioni entro il 2012».

La Campania, scrive il Corsera, è al primo posto per l'espatrio dei pazienti, non solo all'estero. Poi c'è la Sicilia e il Lazio. "Il turismo sanitario, in Italia, avviene anche da Regione a Regione. La Lombardia cura un 30 per cento di extraregionali. I motivi sono vari: dalle liste d'attesa ai rimborsi che ricevono per le varie prestazioni i medici (i Drg, che variano da Regione a Regione: se sono bassi per una tecnica questa non è favorita e il paziente preferisce emigrare nei centri che invece traggono più profitto da quello stesso intervento). Il mercato della sanità è comunque in continua espansione. E i privati investono, non più solo gli americani. Il Bumrungrad hospital di Bangkok, un gigante del turismo medico, che nel 2007 ha prestato assistenza a 33 mila clienti americani, ha appena aperto una nuova ala destinata ad ospitare seimila pazienti provenienti dall'estero. E il personale medico specializzato, emigrato a suo tempo negli Usa e in Europa, rientra in patria. Un ritorno dei cervelli che innalza ancora di più gli standard di cliniche e ospedali, a beneficio anche dei degenti locali. "I pazienti americani - ha detto, intervistato dall'Economist, Tom Johnsrud della mega catena di cliniche Parkway Healt di Singapore, attiva anche in Cina, Brunei - non lanciano o affossano un ospedale, ma l'essere in grado di attrarli di sicuro rinforza molto la sua reputazione". Un circolo virtuoso certificato dalla Joint Commission International, ente non profit che verifica in tutto il mondo gli standard di qualità dei programmi sanitari. Secondo gli analisti, la scossa provocata dal turismo sanitario, oltre a migliorare il livello della sanità nei paesi "riceventi" potrebbe avere conseguenze positive anche su quello dei "donatori", spingendoli a migliorare l'efficienza e ridurre i costi per poter competere alla pari con i pericolosi rivali emergenti".

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